Il centenario della nascita di Dino Buzzati
Venerdì 17 febbraio 2006 – Provincia di Milano
A Milano una serata evento per il centenario della nascita dello scrittore
È stato un evento speciale per la partecipazione, il successo e i consensi, quello del venerdì diciassette febbraio scorso. Una serata con amici e colleghi riuniti per ricordare la personalità e l’opera di Dino Buzzati, uno dei grandi personaggi del ‘900 europeo, nel centenario della nascita: un omaggio che l’Amministrazione provinciale di Milano ha voluto rendere allo scrittore, giornalista e pittore bellunese, d’origine, che elesse Milano a sua seconda patria. La Provincia ha così aperto le celebrazioni del Centenario buzzatiano (sono previsti eventi in tutta Europa durante quest’anno) con una originalità che non sarebbe certo dispiaciuta allo scrittore del mistero, come molti hanno commentato. Ha infatti fissato l’appuntamento nel giorno venerdì 17 febbraio con inizio alle ore 17 e 17 minuti. “Una scelta che prende spunto – spiega Alberto Mattioli, vicepresidente della Provincia – proprio da una frase di Buzzati: non sono superstizioso, disse lo scrittore, 17 commensali a tavola e i gatti neri traversanti la via li ho collaudati una quantità di volte. Credo nella iettatatura, ma nel senso che i veri iettatori sono coloro che ci credono. Lo stesso stile leggero e ironico che ha caratterizzato la nostra serata, ideata e condotta da Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire e scrittrice: non un convegno o una commemorazione, ma una sorta di festa per ricordare aneddoti, episodi della vita e dell’ opera del grande autore scomparso. Che fu un genio, tale da precorrere tempi, abitudini, vizi e paure che avrebbero trovato riscontri solo dopo anni”.
Per celebrare Buzzati quindi, nella sala Barozzi dell’Istituto dei ciechi, di fianco a Palazzo Isimbardi, si sono trovati tra gli altri Sebastiano Grasso, responsabile delle pagine dell’Arte al Corriere della Sera, succeduto proprio a Dino Buzzati, Lucio Lami, presidente del Pen Club Italia, Achille Serra, attuale prefetto di Roma e già questore a Milano, Ottavio Missoni, noto stilista e amico di Buzzati, Beppe Severgnini, raffinata penna del giornale di via Solferino, e la moglie dello scrittore celebrato, Almerina. Ugo Pagliai ha letto alcune pagine di Buzzati mentre Enrico Ruggeri ha interpretato alcuni brani musicali in tema con gli argomenti trattati. Nell’ occasione sono stati anche premiati alcuni giornalisti “che si sono distinti – precisa Alberto Mattioli – per la capacità di raccontare avvenimenti con particolare attenzione, sensibilità e rispetto per i protagonisti e le situazioni”. Doti che fecero di Buzzati, uomo modesto e schivo, un grande protagonista del nostro tempo, anche dal punto di vista umano oltre che letterario.
Chi era Dino Buzzati
Nato a Belluno nel 1906. Scrittore e giornalista, inviato del «Corriere della Sera», sulle cui pagine è stato anche critico d’arte. È morto a Milano il 28 gennaio 1972.
Vasta la sua produzione narrativa: Bàrnabo delle montagne (1933), Il segreto del Bosco Vecchio (1935), Il deserto dei tartari (1940) tra le sue cose migliori, I sette messaggeri (1942), Paura alla Scala (1949), Il crollo della Baliverna (1954), Sessanta racconti (1958), Un amore (1963), Le notti difficili (1971). Tra i suoi drammi: Un caso clinico (1953).
Buzzati è stato anche, caso rarissimo in Italia, autore di libri a fumetti, di cui ha curato sia la parte testuale e la sceneggiatura che la parte grafica: Poema a fumetti (1969), I miracoli di Val Morel (1971).
Ecco l’elenco dei premiati e le motivazioni
Piero Colaprico (la Repubblica): perché ci ha descritto la crudeltà e il dolore, la violenza e la pietà. Perché ci ha illustrato i luoghi oscuri, intricati o nascosti, della città e dell’anima. Perché ci ha fatto sentire gli spari e i pianti e il fruscio di passi silenziosi e i battiti dei cuori, attraverso le sue cronache e i suoi romanzi: ben altro da ciò che, nelle redazioni, si definisce generalmente “la nera”.
Marina Corradi (Avvenire): perché la sua scrittura ha il piglio del grande inviato e la delicatezza dell’animo femminile. Per l’umanità con cui, anche di fronte alle grandi tragedie collettive, riesce a non scordare la sensibilità del singolo uomo, come di recente abbiamo visto nel suo servizio da Longarone, tra i sopravvissuti del Vajont, o nei suoi reportage da Banda Aceh, in Indonesia, nei giorni dello tsunami.
Giangiacomo Schiavi (Corriere della Sera): perché sembra conoscere i milanesi uno per uno. E li descrive con l’amore, il rispetto e la severità di un amico. Un rapporto che prosegue da anni, senza tradimenti: lui c’è sempre, a dare voce al nostro disagio o a condividere le nostre soddisfazioni. Ma, anche, a tenere accese le luci nei Palazzi, affinché sia più difficile nascondere i doveri e le responsabilità. Così, tramanda l’antico e prestigioso stile dei grandi giornalisti del Corriere della Sera, ma non lo fa apposta: lui è fatto così.
Un premio speciale è stato assegnato a Pino Ciociola, già vincitore della precedente edizione, per la sua inchiesta sul crollo della scuola di San Giuliano, sotto la quale morirono 27 bambini e la loro insegnante. Inchiesta che, dopo allora, è proseguita diventando determinante supporto alle indagini e al processo attualmente in corso.
(testo tratto da “La Provincia in casa”, Milano, Marzo 2006)
Telegramma di Beppe Severgnini:
Detesto avere il nome scritto su un programma e non esserci: occorre precisione, in certe cose. Esiste però una spiegazione – breve – che vi chiedo di ascoltare. Deciderete voi se perdonarmi.
Quando, in gennaio, mi hanno telefonato (sul cellulare: la Provincia di Milano sa essere spietata), ho sentito il nome di Buzzati e ho risposto immediatamente “Sì!”. Dopo due giorni ho guardato l’agenda e ho scoperto d’avere già preso un impegno per venerdì 17 febbraio (in questo momento sono tra le colline bresciane a ragionare del Made in Italy). Ho richiamato, ma il programma era già andato in stampa (la Provincia di Milano può essere rapidissima, quando vuole).
Mi dispiace: avrei voluto essere con voi. Dino Buzzati aveva la fantasia urbana più sviluppata d’Italia, e ci manca. Ho ben due copie del “Poema a fumetti” (una con dedica a mio zio, il critico Aldo Borlenghi), e continuo a rileggerlo. Il libro è più moderno e provocante di tante moderne provocazioni che inducono alla sonnolenza.
Che altro dire? Che chiunque abbia trasformato le ansie di un giornalista del “Corriere della Sera” nel “Deserto dei Tartari” è un genio, senza altri aggettivi. Spesso costringevo Montanelli a raccontarmi di Buzzati, che lui aveva conosciuto molto bene: e qualcosa ho saputo. Dimenticavo. I Tartari, in Italia, sono arrivati. Ne vedremo parecchi anche in campagna elettorale. Dino Buzzati si sarebbe divertito. Noi, temo, un po’ meno.
Foto della serata:
![]() Lucia Bellaspiga presenta la serata
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![]() Lo stilista Ottavio Missoni, amico di Buzzati
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![]() Ottavio Missoni con la grande giornalsita Maria Pezzi, quasi coetanea e amica di Buzzati, qui nella sua ultima apparizione pubblica
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![]() Tra Mattioli e Serra, Almerina, moglie di Dino Buzzati
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![]() L’inviato di guerra per eccellenza, Lucio Lami
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![]() Ugo Pagliai, magistrale nel dare voce ai racconti di Buzzati
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![]() Enrico Ruggeri: molte sue canzoni riproducono situazioni e atmosfere buzzatiane
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![]() Il giornalista del “Corriere della Sera” Gian Giacomo Schiavi
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![]() L’inviata di “Avvenire” Marina Corradi
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![]() Lucia Bellaspiga con Almerina Buzzati
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