Il perdono di Erba

Lucia Bellaspiga -Il perdono di Erba

Lucia Bellaspiga con Carlo Castagna
Il perdono di Erba

ÀNCORA libri, 2009

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La strage di Erba: quattro vittime tra cui un bambino di due anni; Rosa e Olindo; processo e sentenza. L’inquietante presenza di Azouz.

Su questa scena tragica e feroce si affaccia Carlo Castagna che, pur annientato dal dolore, da subito pronuncia parole di perdono che in seguito ripete più volte. Gli hanno ucciso la moglie Paola, la figlia Raffaella, il nipotino Youssef.

Come fa a perdonare? Il suo perdono pare incredibile, incomprensibile, forse disumano. Eppure Carlo non è un superuomo, ma un “povero cristiano” che, di fronte a una ferocia assassina, riesce a mettere in pratica – ispirato e aiutato dall’Alto – il perdono evangelico. Non è facile perdonismo, è Vangelo vissuto. Questo è un libro-testimonianza.

Tra virgolette…
«Il perdono? Serve a me non a loro»

Ogni volta Carlo mi corregge: «Io non offro il mio perdono, lo manifesto». Una puntualizzazione non da poco. Spesso ripete: «Il perdono serve a me non a loro», e soprattutto: «Chi sono io per offrire il mio perdono? A chi? Uno mi può rispondere: e chi lo vuole? Chi te l’ha chiesto? Il primo peccatore sei tu… Ed è vero. Non si tratta di essere bigotti, purtroppo a volte mi scappano espressioni che… fanno molto prete (ride) ma se uno pensa di essere senza peccato sta già peccando gravemente».
Il perdono aiuta chi lo coltiva dentro di sé, dunque, non il destinatario, e qui si torna alle problematiche espresse dagli opinionisti più perplessi, quelli che dicevano: «Come si permette?». Nessuna arroganza, nessun abuso di potere: «Serve a me», lo dice chiaro. E lo spiega meglio: «Ho ritenuto che non dovessi vivere odiandoli, sarebbe stato per me una tragedia. Io vivrei di angoscia se passassi le mie ore nel livore, macerato dall’odio. Il perdono invece rende liberi, aiuta a dimenticare, non nel senso che scordo i miei cari, ma quando penso che sono morti sento solo che non li ho più, non che sono stati uccisi… Paola senza alcun dubbio mi consiglierebbe questo e così ritrovo la mia serenità». Nell’attesa che, un giorno, anche Olindo e Rosa ritrovino la loro.
Oggi al posto del loro cuore c’è un macigno, «ma se invocassero il perdono, non da me, dal Padre, potrebbe frantumarsi», immagina Carlo con gli occhi pieni di lacrime e la voce che questa volta trema, «e allora noi potremmo piangere finalmente insieme, io per aver perso i miei cari, loro per aver ucciso, e sarebbe davvero un pianto tra fratelli ritrovati».
[dal VI capitolo del libro]